Musica e cervello: la musica stimola geni coinvolti in varie funzioni cerebrali

Musica e cervello

Sappiamo da tempo che ascoltare musica produce effetti positivi. È stato dimostrato ad esempio che l’ascolto della musica determina cambiamenti fisiologici nel flusso ematico cerebrale, nelle funzioni muscolari e cardiovascolari, e stimola il cervello nella produzione di dopamina. La musica regola le emozioni agendo su aree profonde del cervello, come il lobo limbico e il mesencefalo.

E gli effetti benefici non finiscono qui.

Gli studi infatti hanno identificato altri vantaggi oltre a quelli già indicati: riduzione del dolore post-operatorio, miglioramento dell’umore, riduzione dello stress, diminuzione della pressione sanguigna e del battito cardiaco in soggetti ansiosi. Non a caso la musicoterapia si giova di questi effetti benefici per favorire il benessere emotivo in pazienti con patologie anche gravi (psicosi, Alzheimer, autismo…).

Ciò che ancora non è chiaro, però, sono i meccanismi neurobiologici scatenati dall’ascolto della musica. In che modo, cioè, ascoltare un brano musicale ha effetti sul nostro organismo? Quali sono i meccanismi biologici messi in moto dall’ascolto della musica?

Uno studio pubblicato su PeerJ ha fornito una prima risposta a queste domande, dimostrando un nuovo legame tra musica e cervello. Lo studio ha infatti rilevato, per la prima volta, che l’ascolto della musica ha effetti sul trascrittoma, ovvero sull’espressione genica. Il ruolo dei geni, infatti, è quello di codificare le proteine del nostro organismo, le quali costituiscono la nostra espressione genica.

La ricerca, condotta da alcuni ricercatori dell’università di Helsinki, ha coinvolto 48 partecipanti ai quali veniva fatto ascoltare un brano di musica classica della durata di 20 minuti. Sia 48 ore prima che 48 ore dopo l’ascolto, ai partecipanti veniva prelevato un campione di sangue. Alcuni di questi soggetti prendevano parte anche a un esperimento di controllo, il quale consisteva nel restare per 20 minuti in una stanza senza musica all’interno della quale potevano conversare o leggere un giornale.

I risultati dimostravano che l’ascolto della musica classica:

  • aumentava l’attività di alcuni geni implicati nella trasmissione sinaptica e nella secrezione della dopamina, attività biochimiche importanti per la memoria e l’apprendimento;
  • incrementava l’espressione del recettore dei gucocorticoidi, il quale regola stress, depressione e comportamenti di dipendenza;
  • inibiva alcuni geni responsabili della neurodegenerazione cerebrale.

Quindi, se da una parte ascoltare la musica classica “nutriva” la biochimica dell’apprendimento, della memoria e del benessere, dall’altra aveva un effetto protettivo nei confronti dell’espressione genica nociva. Quest’ultimo risultato fornisce una giustificazione scientifica all’utilizzo della musicoterapia nei disturbi neurodegenerativi.

Questi effetti positivi erano però rintracciabili soltanto in coloro che erano familiari alla musica: i soggetti senza un background musicale non beneficiavano dell’ascolto. Se da una parte questa selettività dei risultati andrebbe indagata in ulteriori studi (gli autori non si sentono di escludere che l’ascolto della musica possa avere effetti positivi anche in chi non ne ha familiarità), dall’altra è una ragione in più per stimolare i bambini all’apprendimento della musica. Le loro funzioni cognitive ne gioveranno!

I più curiosi si staranno senz’altro chiedendo qual era il pezzo fatto ascoltare durante l’esperimento. Si tratta di un’opera di Mozart, il concerto per violino e orchestra n.3 (K 216) in Sol maggiore. Se avete voglia di beneficiare delle reazioni biochimiche appena accennate, oppure semplicemente apprezzare il genio di Mozart… buon ascolto.

Musica e cervello: la musica stimola geni coinvolti in varie funzioni cerebrali
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Chi sono

dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna
dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna

Sono psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e dottore di ricerca.

Oltre a lavorare nel mio studio privato a Bologna, sono professore universitario a contratto di "Psicologia clinica" presso l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo".

Le mie aree di intervento riguardano principalmente i vari disturbi d'ansia (attacchi di panico, disturbi ossessivo-compulsivi, fobia sociale...), i disturbi dell'umore e le problematiche relazionali.

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Studio: Bologna, Via Mazzini 82.
Tel.: 389-0443350
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