Capire l’emozione dallo sguardo: test dell’empatia e dell’intelligenza emotiva

Immagina di essere nella sala d’aspetto di un medico. Stai attendendo il tuo turno sfogliando una rivista, quando la porta dello studio si apre ed esce il paziente che c’era prima di te.

È il tuo turno, ti alzi per andare verso la porta e per un attimo incroci lo sguardo della persona appena uscita. Immediatamente noti qualcosa che non va. Senza bisogno di rifletterci più di tanto, quello sguardo ti ha provocato una reazione emotiva immediata, infatti provi un leggero disagio, un’emozione che prima non provavi. Realizzi che quello sguardo evocava qualcosa, quegli occhi comunicavano un misto di terrore e profondo scoraggiamento. Hai appena incrociato lo sguardo di un uomo disperato.

Probabilmente il medico ha dovuto comunicargli qualcosa di serio, ad ogni modo incrociando quegli occhi hai avvertito immediatamente, e senza rifletterci su, una sensazione di disagio che in qualche modo rispecchiava l’emozione della persona che avevi di fronte.

In poche parole, in maniera istintiva hai empatizzato con quella persona. Il suo dolore per un attimo è diventato anche il tuo, e tutto ciò è avvenuto guardando i suoi occhi.

Si tratta di una capacità che ci caratterizza come esseri umani. Di fronte a un nostro simile riusciamo, chi più chi meno, a comprendere il suo stato mentale, le sue intenzioni, le sue emozioni, basandoci su segnali facciali, tono della voce, movimenti corporei, etc.

L'empatia caratterizza il 98% degli umani. Il restante 2% riguarda chi ha tendenze psicopatiche Click to Tweet

Negli studi di psicologia, questa abilità è in genere definita con il termine “teoria della mente“. L’evoluzione ci ha dotato di questa capacità perché essa ci permette di vivere adeguatamente nel contesto sociale, comprendendo il significato del comportamento dell’altro in maniera immediata e relazionandoci a lui di conseguenza.

Come funziona l’empatia?

Esistono varie spiegazioni di questo fenomeno. Secondo alcuni autori, riusciamo a inferire gli stati mentali dell’altro tramite una sorta di ragionamento, quindi unendo i vari stimoli e giungendo a delle conclusioni. Nel caso dell’esempio di prima, riusciamo a capire che quell’uomo è probabilmente disperato unendo i vari segnali provenienti dal suo sguardo e facendo delle ipotesi circa l’emozione che sta provando. L’angolazione degli occhi, la relativa apertura e chiusura, le linee agli angoli etc. rappresentano quindi degli indizi che noi elaboriamo concludendo “ho appena incrociato uno sguardo di disperazione”.

Possiamo definire questa ipotesi come “fredda”, dal momento che considera la comprensione delle emozioni dell’altro come una sorta di processo di scoperta cognitiva, come se elaborassimo delle informazioni in input per arrivare a un risultato di output.

Sebbene questa ipotesi sia sicuramente plausibile, non è però in grado di rivelare perché in queste circostanze abbiamo una comprensione immediata dell’emozione dell’altro. Quando vediamo un volto arrabbiato, capiamo immediatamente ciò che l’altro sta provando, prima ancora che le aree più evolute della corteccia inizino a lavorare. Successivamente applicheremo dei ragionamenti cognitivi, ma la comprensione “viscerale” dell’emozione è immediata e pre-verbale.

Una spiegazione più plausibile (oltre che indubbiamente più affascinanate) fa riferimento al sistema dei neuroni specchio. Si tratta di popolazioni di neuroni specializzati nel rispondere non solo quando facciamo un determinato movimento, ma anche quando osserviamo lo stesso movimento negli altri. Sono infatti definiti neuroni visuo-motori. Avremo quindi delle popolazioni di neuroni che si attiveranno non soltanto nel momento in cui corrugheremo la bocca nell’espressione della rabbia, ma anche quando osserveremo la stessa espressione nell’altro.

Vittorio Gallese, uno dei neuroscienziati di Parma scopritori dei neuroni specchio, ha proposto la teoria della simulazione incarnata per spiegare questa nostra immediata capacità di entrare in relazione con l’altro. Tornando al nostro esempio, ho una reazione immediata alla vista di quello sguardo perché la vista di quegli occhi attiva nel mio cervello lo stesso programma motorio che metto in atto nel momento in cui io provo quell’emozione. Si attiva, quindi, un sistema di neuroni specchio coinvolto anche nelle situazioni in cui sono io, in prima persona, a provare un’emozione di disperazione.

È questa risonanza immediata che fa sì che io comprenda immediatamente ciò che prova l’altro. Lo comprendo perché si attivano aree del mio cervello comuni all’emozione MIA e a quella dell’ALTRO. Questo meccanismo è alla base dell’empatia.

Successivamente potranno essere messi in atto dei ragionamenti più “raffinati” sull’emozione dell’altra persona, ma alla base vi è presumibilmente questo meccanismo di risonanza affettiva non basata sul ragionamento ma sull’intersoggettività.

Per approfondire quest’affascinante argomento legato ai neuroni specchio e al loro ruolo nel farci comprendere ciò che gli altri fanno o provano, ti consiglio l’ottimo libro So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio. Scritto da Giacomo Rizzolatti (il neuroscienziato leader del team che ha scoperto i neuroni specchio) e Corrado Sinigaglia, questo testo offre un viaggio avvincente in questo campo delle neuroscienze.

Il testo richiede però un minimo di conoscenze della materia, per cui per chi è digiuno di psicologia e neuroscienze ma volesse ugualmente approfondire i neuroni specchio, il mio consiglio è di iniziare da un testo più immediato, Nella mente degli altri. Neuroni specchio e comportamento sociale, scritto da Rizzolatti e Vozza.

Test dell’empatia e dell’intelligenza emotiva: “Leggere le intenzioni nello sguardo”

La capacità di entrare in empatia con l’emozione dell’altro è un aspetto dell’intelligenza emotiva. Con questo concetto si intende la capacità di comprendere i propri e altrui stati emotivi e di regolare le proprie emozioni.

Simon Baron-Cohen, un professore di psicologia dello sviluppo all’Università di Cambridge, ha sviluppato un test per valutare la capacità di inferire le intenzioni e le emozioni dell’altro attraverso lo sguardo. Si tratta del “Reading the mind in the eyes test” (che potrebbe essere tradotto con “leggere le intenzioni nello sguardo”).

Il test è apparso in un volume, ormai fuori catalogo, “Questione di cervello. La differenza essenziale tra uomini e donne”. Si è visto, infatti, che le donne hanno risultati leggermente ma significativamente più alti al test, dimostrando quindi una capacità migliore di comprendere le emozioni dell’altro.

Il test si compone di 36 immagini di sguardi, per ognuno dei quali bisognerà scegliere, tra quattro parole, quella che meglio descrive lo stato mentale della persona. I risultati indicano se la propria capacità empatica è nella media, oppure se è superiore o inferiore.

Avere un punteggio al di sotto della media non è assolutamente allarmante. Significa che probabilmente possiamo “allenarci” nel comprendere meglio le emozioni degli altri dai segnali facciali.

Una ricerca del 2013 ha ad esempio dimostrato che la lettura di romanzi migliora la teoria della mente, perché allena il lettore a immaginare i personaggi e fare inferenze sulla loro emotività e sulla complessità del loro comportamento.

Le capacità empatiche non rappresentano quindi qualcosa di statico e immutabile, ma possono essere sviluppate.

In questo articolo si suggerisce invece di adottare un ascolto radicale dell’altro, di cercare sempre l’uomo dietro le cose e di avere un atteggiamento di curiosità nei confronti dell’estraneo.

Ora che hai (spero) le idee più chiare sull’empatia e l’intelligenza emotiva, puoi procedere con il test cliccando il link qui sotto.

Vai al test dell'empatia e dell'intelligenza emotiva

Capire l’emozione dallo sguardo: test dell’empatia e dell’intelligenza emotiva
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Chi sono

dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna
dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna

Sono psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e dottore di ricerca.

Oltre a lavorare nel mio studio privato a Bologna, sono professore universitario a contratto di "Psicologia clinica" presso l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo".

Le mie aree di intervento riguardano principalmente i vari disturbi d'ansia (attacchi di panico, disturbi ossessivo-compulsivi, fobia sociale...), i disturbi dell'umore e le problematiche relazionali.

Per appuntamenti o informazioni:
Studio: Bologna, Via Mazzini 82.
Tel.: 389-0443350
Mail: andreaepifani@gmail.com
Sito: http://BolognaPsicologo.net

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