False identità su Facebook: uno studio rivela cosa nascondono

Una finta identità: il falso sé

Facebook ha sicuramente degli aspetti positivi, e questo vale per la maggior parte dei social network. Per le persone con bassa autostima e difficoltà a socializzare, scarsa soddisfazione di vita e scarso senso di auto-efficacia, Facebook rappresenta ad esempio un’opportunità per entrare facilmente in contatto con persone che diversamente non avrebbero mai approcciato.

Ciò sicuramente può favorire il benessere psicologico dell’individuo, dal momento che il supporto sociale rappresenta un potente antidoto contro vari problemi di tipo psicologico.

Tuttavia il rovescio della medaglia è che queste persone potrebbero iniziare a dedicare buona parte del tempo alle relazioni sociali intessute tramite il social network, a scapito della vita relazionale, diciamo così, “tradizionale”. Una situazione del genere si configura spesso come una vera e propria dipendenza da Facebook.

Inoltre è stato dimostrato che Facebook ha un impatto sul modo in cui le ragazze si rapportano nei confronti del proprio corpo e sul loro umore.

Oltre al problema della dipendenza dai social, c’è però un ulteriore aspetto legato all’uso di Facebook. Le persone con scarsa autostima possono infatti sfruttare il social network per fornire un’immagine falsa di se stessi.

Un sondaggio, ad esempio, ha dimostrato che due terzi delle mamme che utilizzano i social network avvertono l’esigenza di dipingere la propria vita come perfetta, anche se (ovviamente) la maternità non sempre è un’esperienza “rose e fiori”. In altre parole, consapevolmente o meno, quei due terzi delle mamme preferivano presentarsi con un falso sé, ovvero con un’identità lontana da come si è realmente (quindi dal vero sé).

Non si tratta di un fenomeno nuovo. Il concetto di falso sé è stato studiato in psicologia a partire dalla fine degli anni ’50 da autori come Rogers e Winnicott. In realtà tutti noi abbiamo un falso sé, ovvero una maschera sociale che ci permette di entrare in relazione col mondo in maniera adattiva, flessibile e funzionale. Normalmente questo falso sé rappresenta però una parte minima della propria personalità, la quale è dominata dal vero sé, cioè dai bisogni genuini e reali.

Quando però il divario tra la propria vera identità e il proprio sé ideale è avvertito come eccessivo, la persona può iniziare a strutturare un falso sé ipertrofico, ovvero una struttura psicologica non genuina la cui funzione è quella di proteggere e nascondere il proprio vero sé e ridurre i profondi vissuti di vergogna esperiti dal soggetto.

Per Winnicott, in questi casi sarà il falso sé a crescere ed estendersi sempre di più, mentre il vero sé resterà immaturo e poco sviluppato. Questo enorme divario tra il vero e il falso sé è un fenomeno molto comune nella società contemporanea e può portare a problematiche psicologiche e vulnerabilità che talvolta possono sfociare in veri e propri disturbi.

È facile intuire, quindi, che Facebook rappresenta una grossa opportunità per alimentare il falso sé nei soggetti insicuri. In questi casi l’utente crea un profilo e si presenta con una versione “migliorata” della propria vera identità, più vicina a come si vorrebbe essere, in modo da ridurre l’incongruenza tra il sé reale e il sé ideale.

Facebook: un alimentatore di falsi sé

Quali sono le caratteristiche psicologiche che spingono alcune persone a presentarsi su Facebook in maniera radicalmente differente da come si è in realtà?

Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology ha cercato di rispondere a questa domanda. Gli autori hanno reclutato 258 soggetti, ai quali sono stati somministrati alcuni test riguardanti lo stile d’attaccamento (ovvero la qualità della relazione con i genitori interiorizzata dai soggetti), il livello di autostima e il grado di autenticità con il quale affrontavano la propria vita reale. Inoltre è stato somministrato un questionario riguardante il grado di discrepanza, percepita dai soggetti, tra il proprio sé reale e la propria identità su Facebook. Quest’ultimo test misurava quindi il grado di falso sé attraverso il quale si presentavano sul social network.

I risultati indicavano che, in media, tutti i partecipanti riportavano un certo grado di falso sé su Facebook. In altre parole, in genere i soggetti percepivano la propria identità su Facebook come differente rispetto a quella reale, ad esempio sottolineando i propri punti di forza, minimizzando le proprie debolezze e cercando di corrispondere alle pressioni sociali. Si tratta di aspetti che spesso rientrano nella normalità, dal momento che (come abbiamo detto) un certo grado di falso sé è presente in ognuno di noi.

Alcuni soggetti, però, risultavano particolarmente inclini a mostrarsi in maniera falsa su Facebook, creando cioè un’identità che corrispondeva molto poco a ciò che erano veramente. Gli autori hanno rilevato che bassi livelli di autostima e di autenticità aumentavano la probabilità di presentarsi su Facebook con un falso sé. Questi bassi livelli di autostima e autenticità, a loro volta, erano determinati da un attaccamento insicuro.

Riassumendo i risultati emersi, i soggetti che avevano interiorizzato una relazione insicura con i propri genitori, quindi basata sulla distanza interpersonale oppure sulla preoccupazione di non ricevere sicurezza, avevano con più probabilità bassi livelli di autostima e di autenticità, fattori che spingevano loro a presentarsi su Facebook in maniera molto poco corrispondente alla propria vera identità.

Il recente fenomeno del falso sé su Facebook meriterebbe di essere studiato approfonditamente in futuro, dal momento che può generare o alimentare ulteriori problematiche di tipo psicologico, compresa la dipendenza da social network o disturbi legati al narcisismo.

Immagine: Designed by Freepik
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Chi sono

dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna
dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna

Sono psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e dottore di ricerca.

Oltre a lavorare nel mio studio privato a Bologna, sono professore universitario a contratto di "Psicologia clinica" presso l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo".

Le mie aree di intervento riguardano principalmente i vari disturbi d'ansia (attacchi di panico, disturbi ossessivo-compulsivi, fobia sociale...), i disturbi dell'umore e le problematiche relazionali.

Per appuntamenti o informazioni:
Studio: Bologna, Via Mazzini 82.
Tel.: 389-0443350
Mail: andreaepifani@gmail.com
Sito: http://BolognaPsicologo.net

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