Le esperienze condivise risultano amplificate

Esperienze condivise

Immaginate di bere un caffè da soli, al bancone di un bar, magari durante una pausa dal lavoro. Immaginate ora di trovarvi sempre davanti al bancone di un bar, ma di bere un caffè insieme ad un vostro amico o al partner. In entrambi i casi state bevendo un caffè, ma nella seconda situazione state condividendo quest’esperienza insieme a qualcun’altro.

Sappiamo bene, sia da ricerche scientifiche che dalla nostra esperienza personale, quanto sia benefico e arricchente fare qualcosa di bello insieme a un’altra persona. Condividere un’esperienza positiva insieme a un altro è uno dei fattori che contribuiscono a migliorare il nostro benessere psicologico. Questo per molte ragioni, ad esempio perché siamo innanzitutto animali sociali o perché abbiamo bisogno di rispecchiarci negli altri per trovare noi stessi.

Ma quali sono, nello specifico, gli effetti immediati del condividere un’esperienza? E che effetti ha la condivisione delle esperienze negative? È sempre positivo condividere con gli altri le nostre esperienze?

Una ricerca comparsa su Psychological Science ci fornisce un’iniziale risposta a queste domande. I ricercatori dell’Università di Yale hanno reclutato per lo studio 23 studentesse. Una volta entrata nel laboratorio, ogni studentessa incontrava un altro partecipante che avrebbe svolto l’esperimento insieme a lei (in realtà questo secondo partecipante era un membro del team di ricerca che svolgeva la parte di un semplice soggetto sperimentale). La studentessa doveva assaggiare due pezzi di cioccolato e, successivamente, quantificare quanto aveva trovato buono l’uno e l’altro. Al soggetto veniva fatto credere che si trattava di due tipologie differenti di cioccolato, in realtà erano dello stesso identico tipo. Mentre la studentessa assaggiava i due pezzi di cioccolato, in un caso l’altro “partecipante-ricercatore” svolgeva un compito diverso (osservare un libro di opere d’arte), nell’altro egli svolgeva lo stesso compito, quindi assaggiava anche lui un pezzo di cioccolato.

Le studentesse riportavano di gradire maggiormente il pezzo di cioccolato che avevano assaggiato insieme all’altro “partecipante”, rispetto a quella che avevano assaggiato mentre l’altra persona osservava le opere d’arte. Sebbene i pezzi di cioccolato erano gli stessi, quindi, la cioccolata “condivisa” era più buona.

In base ai risultati di questo studio si possono avanzare due ipotesi:

  1. condividere un’esperienza (positiva o negativa) rende la stessa più piacevole;
  2. condividere un’esperienza ne amplifica le sensazioni (positive o negative che siano).

Per testare queste ipotesi, i ricercatori hanno effettuato un secondo studio nel quale i partecipanti dovevano assaggiare due pezzi di cioccolato extra-amaro al 90%. Si trattava di cioccolato che in genere veniva considerato poco piacevole al palato.

Alle studentesse veniva detto che avrebbero assaggiato due prodotti che, in base a ricerche di mercato, non risultavano piacevoli, con lo scopo di studiare le percezioni personali dei prodotti. In base alla prima ipotesi, le studentesse avrebbero dovuto giudicare meno amari i pezzi di cioccolato assaggiati insieme all’altro partecipante. In base alla seconda ipotesi, invece, le studentesse avrebbero dovuto giudicare ancora più spiacevoli e amari i pezzi di cioccolato assaggiati “in compagnia”.

In effetti, i risultati dello studio hanno confermato la seconda ipotesi. Per questa ragione gli autori dello studio concludono che le sensazioni ed emozioni collegate alle esperienze condivise risultano amplificate, per cui gli episodi positivi ci risultano ancora più piacevoli mentre quelli negativi ci risulteranno ancora più spiacevoli.

Secondo i ricercatori, ciò avviene perché nel momento in cui condividiamo un’esperienza con qualcun’altro siamo portati implicitamente a dirigere maggiormente la nostra attenzione su ciò che stiamo facendo, focalizzandoci maggiormente sulle nostre sensazioni e percezioni.

Come dichiarato da Erica J. Boothby, il leader del gruppo di ricerca che ha condotto lo studio:

Spesso pensiamo che ciò che è importante è stare insieme agli altri, ma noi abbiamo scoperto che è anche molto importante ciò che stiamo facendo insieme agli altri. Quando le persone prestano attenzione alla stessa cosa piacevole (ad esempio la Monna Lisa o una canzone alla radio) il nostro studio dimostra che l’esperienza risulta ancora più positiva. Il contrario avviene però per le esperienze spiacevoli (non condividerle le rende più piacevoli, mentre condividendole le vivremo in maniera peggiore).

 Image credits: Vector Open Stock
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Chi sono

dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna
dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna

Sono psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e dottore di ricerca.

Oltre a lavorare nel mio studio privato a Bologna, sono professore universitario a contratto di "Psicologia clinica" presso l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo".

Le mie aree di intervento riguardano principalmente i vari disturbi d'ansia (attacchi di panico, disturbi ossessivo-compulsivi, fobia sociale...), i disturbi dell'umore e le problematiche relazionali.

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