Una ricerca smentisce il sogno americano

Lo chiamano il sogno americano, perché devi essere addormentato per crederci (George Carlin)

 

Sappiamo tutti cos’è il sogno americano. Film come The Wolf of Wall Street, La ricerca della felicità o Forrest Gump hanno messo in scena questo concetto, con declinazioni differenti. Esso si riferisce all’ideale che, attraverso il coraggio, la caparbietà, la determinazione personale e il lavoro imperterrito, ciascuno possa migliorare il proprio status sociale e la propria condizione economica. Detto in altri termini, il sogno americano enfatizza l’importanza della propria personalità nel raggiungimento dei propri obiettivi, in una società che premierebbe i più caparbi e intraprendenti.

La filosofia del sogno americano, sebbene in prima battuta possa risultare affascinante e democratica, è stata oggetto di ricerche psicologiche le quali hanno verificato se tale ideale sia o meno connesso a un maggior benessere personale. Uno studio del 2003, ad esempio, ha rivelato come gli obiettivi di successo economico avevano come controparte una maggiore insoddisfazione nella sfera privata e familiare. Inoltre la sovrastima dell’importanza della personalità nel raggiungimento dei propri obiettivi collegati al successo ha, come controparte, un senso di fallimento personale nel momento in cui i traguardi tanto ambiti non vengono raggiunti. È facile, cioè, che di fronte al mancato raggiungimento di uno standard prefissato una persona reagisca sentendosi un fallito o un buono a nulla, dal momento che non ce l’ha fatta per limiti dovuto alla propria personalità. Ciò verrebbe alimentato dall’osservazione di modelli che, al contrario, hanno raggiunto posizioni di prestigio.

Dal punto di vista psicologico e sociale, gli studiosi si sono chiesti negli anni quali variabili psico-sociali predicono maggiormente lo status raggiunto da una persona. Tradizionalmente, la ricerca ha posto l’attenzione su due fattori:

  • le abilità cognitive dell’individuo (intelligenza);
  • lo status socio-economico dei genitori (ricchezza).

Mentre l’intelligenza risulta ovviamente una variabile prettamente psicologica, la ricchezza della famiglia d’origine è invece una variabile di tipo sociale. Tuttavia, come abbiamo visto il sogno americano non si riferisce tipicamente al valore della propria intelligenza, quanto al valore del proprio carattere e della propria personalità. Si pensi a Forrest Gump, forse la massima espressione cinematografica del sogno americano. Una persona con evidenti limiti intellettivi, cresciuto in una famiglia modesta, raggiunge notevoli successi personali grazie alla propria costanza, all’altruismo e alla caparbietà.

Solo recentemente le ricerche in psicologia hanno incominciato a prendere in considerazione i tratti di personalità come fattore predittivo del “successo” personale. La domanda di fondo è: in che modo la propria personalità, interagendo con l’intelligenza e lo status socio-economico della propria famiglia d’origine, predice il raggiungimento dei propri traguardi?

Ad oggi sono state formulate tre ipotesi:

  1. Ipotesi dell’indipendenza: la personalità e l’intelligenza predicono il raggiungimento dei traguardi indipendentemente dal reddito della famiglia d’origine;
  2. Ipotesi della compensazione delle risorse: la personalità e l’intelligenza predicono lo status sociale solo negli individui provenienti da famiglie con condizione socio-economica modesta. Questa ipotesi potrebbe essere anche definita “ipotesi del sogno americano”, ovvero del valore della propria capacità personale nel determinare il proprio successo;
  3. Effetto Matthew: la personalità e l’intelligenza predicono fortemente il raggiungimento dei propri traguardi solo negli individui provenienti da famiglie ricche, come a dire che “i ricchi diventano più ricchi”.

Queste tre ipotesi sono state oggetto di un ampio studio effettuato da Rodica Ioana Damian dell’Università dell’Illinois e dai suoi collaboratori e pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology.

Gli autori si sono chiesti se i tratti di personalità e l’intelligenza potessero compensare una situazione economica iniziale svantaggiosa.

Lo studio è stato effettuato attingendo da un grande archivio dati di 81000 studenti adolescenti, i quali erano stati testati la prima volta nel 1960 e poi dopo 11 anni. Durante la prima fase di test, per ogni studente venivano acquisite informazioni sulle sue capacità cognitive, sui suoi tratti di personalità e sullo status socio-economico della sua famiglia d’origine. I tratti di personalità misurati erano il nevroticismo, l’estroversione, l’apertura, la gradevolezza e la coscienziosità. Undici anni dopo per ogni partecipante venivano raccolti i dati riguardanti il titolo di studio conseguito, lo stipendio annuale e il prestigio lavorativo raggiunto.

I risultati dello studio suggerivano che i tratti di personalità e l’intelligenza in adolescenza predicevano lo status sociale dopo 11 anni, al di là della condizione socio-economica della famiglia d’origine. I tratti di personalità riuscivano però a compensare lo svantaggio economico iniziale in maniera esigua, senza determinare una piena realizzazione personale. Al contrario, l’intelligenza era maggiormente in grado di svolgere questa funzione di compensazione nei confronti dei limiti economici della famiglia d’origine.

Il tratto di personalità che maggiormente si rivelava capace di mutare lo svantaggio economico iniziale era la coscienziosità, ovvero la capacità di porsi degli obiettivi e di lavorare caparbiamente per raggiungerli. Tuttavia questa caratteristica di personalità non era comunque in grado di fungere da “riscatto” nei confronti del background socio-economico iniziale.

Le persone più coscienziose, ma più povere, non raggiungevano uno stipendio annuo più alto di 46256 dollari, mentre i meno coscienziosi, ma più ricchi, ottenevano uno stipendio annuale medio di 54286 dollari. La coscienziosità nel proprio lavoro e nel raggiungimento degli obiettivi, sebbene importante nel prevedere l’esito lavorativo futuro, non era quindi sufficiente per modificare realmente lo status socio-economico iniziale.

Gli autori concludono che il sogno americano, generalmente formulato nei termini di valore della propria intraprendenza e caparbietà nel determinare il successo personale, è più un mito che un dato di fatto. Se tuttavia lo si considera legato all’intelligenza, esso sembra essere una realtà sociale, dal momento che, come si è visto, le proprie capacità cognitive erano in grado di ribaltare una situazione socio-economica iniziale più povera.

Da questo punto di vista, però, Forrest Gump avrebbe poche possibilità di emergere nel mondo reale.

Una ricerca smentisce il sogno americano
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Chi sono

dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna
dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna

Sono psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e dottore di ricerca.

Oltre a lavorare nel mio studio privato a Bologna, sono professore universitario a contratto di "Psicologia clinica" presso l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo".

Le mie aree di intervento riguardano principalmente i vari disturbi d'ansia (attacchi di panico, disturbi ossessivo-compulsivi, fobia sociale...), i disturbi dell'umore e le problematiche relazionali.

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