La paura del giudizio degli altri: qualche consiglio per affrontarla

Sei condizionato dalla paura del giudizio degli altri?

L’essere umano, in quanto animale sociale, non può prescindere totalmente da ciò che gli altri pensano di lui. Dal momento che il nostro sviluppo psicologico è determinato dall’intersoggettività e dall’interazione con l’altro, è naturale per noi tenere in considerazione le opinioni che gli altri hanno di noi, delle nostre capacità, dei nostri comportamenti.

In alcuni casi, tuttavia, questa naturale tendenza diviene così pervasiva e rigida da condizionare (a volte anche pesantemente) la vita dell’individuo e il suo stare con gli altri. In queste situazioni, l’altro assume un ruolo molto più importante per la nostra autostima, e le nostre relazioni sono condizionate dalla paura del giudizio negativo da parte dell’altro. Nei casi più estremi questa paura sbocca in un vero e proprio disturbo da ansia sociale, il quale interferirà negativamente con la vita sociale e lavorativa.

La paura del giudizio degli altri in genere ha origine nelle dinamiche apprese in famiglia e (successivamente) nel gruppo dei pari, per cui il soggetto acquisisce una particolare sensibilità al giudizio degli altri, trascurando però le proprie opinioni su di sé. All’altro viene dato lo “scettro del potere”, nel senso che dal suo giudizio dipende il percepirsi in maniera positiva o negativa, il vivere una situazione come un successo o come un fallimento.

Nei casi più estremi, o comunque tutte le volte che si sente di essere particolarmente condizionati dalla paura del giudizio, l’aiuto di uno psicologo diviene fondamentale. In altri casi, la persona può in autonomia cercare di gestire al meglio questa sua tendenza a sentirsi giudicato. Ecco qualche consiglio per affrontarla.

Cambia prospettiva sul problema

Spesso in questi casi gli altri vengono visti come giudicanti, pronti a puntare il dito sulle nostre debolezze e sui nostri difetti. Questo modo di vedere la cosa, però, non ci aiuta, perché scarica la responsabilità all’esterno senza fare i conti con il proprio mondo interno. È importante passare da “gli altri mi giudicano” a “mi sento giudicato dagli altri”. Bisogna infatti focalizzarsi sul fatto che si tratta di una nostra modalità di pensiero e di relazione, che può essere cambiata e gestita diversamente. Tra l’altro, se il problema fossero veramente soltanto gli altri, allora l’unica soluzione sarebbe diventare un eremita e fuggire da ogni contatto umano, dal momento che gli altri non li possiamo cambiare. Le nostre paure e i nostri modi di dare significato alle cose, invece, sono passibili di cambiamento e di evoluzione.

La vergogna è un’emozione umana

Spesso la paura del giudizio degli altri è collegata alla scarsa tolleranza della vergogna che proveremmo di fronte a loro. In altre parole, diamo alla vergogna un significato esclusivamente negativo: “se mi vergogno vuol dire che sono inadeguato”, “se mi vergogno vuol dire che sono incapace”, “se mi vergogno l’altro mi deride”, etc. Questi pensieri non fanno altro che aumentare l’imbarazzo, rendendoci incapaci di gestire la situazione.

Bisogna imparare a tollerare la vergogna, tenendo presente che si tratta di un’emozione umana. Se la vergogna non viene alimentata da pensieri negativi su di sé, essa non avrà in potere di condizionarci e sarà uno stato emotivo passeggero. Tra l’altro, è errato pensare che gli altri giudichino negativamente una persona che prova vergogna. Spesso le persone apprezzano l’espressione emotiva autentica. La parola chiave è accettazione delle proprie emozioni. A questo proposito potrebbe interessarti l’articolo “Fronteggiare intense emozioni in otto passi”.

Ridimensionati nella mente dell’altro

Chi teme in modo particolare il giudizio, si percepisce in maniera eccessivamente presente nella mente dell’altro. Ci si dimentica, però, che gli altri sono al contrario molto più concentrati su di sé, sui propri problemi, sulla propria vita, etc. È improbabile che gli altri non abbiano di meglio da fare che giudicare noi. È utile quindi focalizzarsi sul fatto che noi non ricopriamo l’intera vita mentale dell’altro, ma solo una piccola parte. Assumere questa prospettiva permette di abbassare la nostra probabilità percepita che l’altro ci stia giudicando o considerando negativamente.

Ogni critica non riguarda soltanto noi

Essere troppo sensibili alle critiche significa prendere un appunto negativo fatto su di noi come una prova del nostro fallimento o della nostra incapacità. In altre parola, utilizziamo la critica esclusivamente come un indicatore di come siamo noi. In realtà, ogni critica è anche un indicatore di com’è fatto chi abbiamo di fronte.

Facciamo un esempio: il professore all’esame è scontroso e non ti mette a tuo agio. Se temi il giudizio degli altri prenderai immediatamente questa cosa come una prova della tua inadeguatezza e impreparazione, con pensieri del tipo “se mi tratta così vuol dire che non mi trova brillante o adeguato”, etc. È facile intuire che un pensiero di questo tipo si trasformerà probabilmente in una profezia che si auto-avvera, rendendoti impacciato e insicuro di te. L’errore è aver preso il comportamento del professore unicamente come un’informazione su di te.

Il comportamento del professore, però, è anche un indicatore di com’è fatto lui. Perché è scontroso? Magari ha problemi personali, oppure prima di arrivare in facoltà gli hanno rigato l’auto, oppure è una sua modalità tipica di relazionarsi con gli studenti, a prescindere da chi ha di fronte.

In ogni caso, il suo comportamento deve anche essere visto anche come un’informazione su di lui. Ciò arricchisce il significato che possiamo dare all’esperienza e aiuta a ridimensionare il potere della critica o dell’atteggiamento negativo, togliendo all’altro lo “scettro del potere” sulla nostra autostima.

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Chi sono

dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna
dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna

Sono psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e dottore di ricerca.

Oltre a lavorare nel mio studio privato a Bologna, sono professore universitario a contratto di "Psicologia clinica" presso l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo".

Le mie aree di intervento riguardano principalmente i vari disturbi d'ansia (attacchi di panico, disturbi ossessivo-compulsivi, fobia sociale...), i disturbi dell'umore e le problematiche relazionali.

Per appuntamenti o informazioni:
Studio: Bologna, Via Mazzini 82.
Tel.: 389-0443350
Mail: andreaepifani@gmail.com
Sito: http://BolognaPsicologo.net

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