Le avversità infantili potenziano gli effetti negativi dello stress in età adulta

Molti studi hanno già dimostrato che le esperienze negative vissute durante l’infanzia incrementano non solo la probabilità di sviluppare in seguito problemi di ansia, depressione e abuso di sostanze, ma anche la probabilità di sviluppare problemi fisici, come malattie cardiovascolari, tumori e malattie polmonari croniche. Ciò perché le circostanze negative vissute durante l’infanzia attivano a livello massiccio la risposta di stress che, quando prolungata, altera il funzionamento fisiologico dell’organismo nel lungo termine.

La risposta di stress è infatti una modificazione dei parametri corporei al fine di affrontare nell’immediato determinate circostanze di vita che impattano sull’organismo. Questo processo di adattamento è chiamato tecnicamente allostasi. Sebbene l’allostasi sia funzionale nel breve periodo, dal momento che aiuta a reagire più efficacemente nell’immediato, i problemi insorgono nel momento in cui la risposta di stress diviene cronica e prolungata. In questi casi si genera una disregolazione fisiologica che risulta essere la base per lo sviluppo di patologie future. Questa disregolazione fisiologica è stata definita carico allostatico. Questo concetto, introdotto nel 1993 da McEwen e Stellar, sta a indicare i casi in cui la normale risposta di stress diventa cronica e inefficace, restando attiva anche quando non è necessario. Vi sono prove sperimentali a favore del fatto che il carico allostatico danneggia i tessuti e le cellule, alterando quindi la normale funzionalità degli organi corporei.

Un recente studio di ricercatori danesi, pubblicato sulla rivista Anxiety, Stress & Coping, ha indagato il ruolo delle avversità vissute in infanzia e adolescenza nel favorire una maggiore vulnerabilità allo stress in età adulta, e quindi un maggior carico allostatico. In particolare, i ricercatori si sono chiesti se le esperienze negative infantili e quelle vissute in età adulta si sommassero semplicemente, o se piuttosto il ruolo delle esperienze negative precoci non fosse più cruciale, favorendo una vulnerabilità e una peggiore risposta agli eventi stressanti durante l’età adulta.

La ricerca ha coinvolto 5576 soggetti di età compresa tra i 49 e i 63 anni. I soggetti hanno compilato un questionario che indagava le avversità vissute in infanzia, adolescenza ed età adulta. Inoltre per ogni partecipante venivano acquisite varie misure biologiche, come i parametri cardiovascolari, immunologici e metabolici, la pressione sanguigna, il livello di colesterolo, l’emoglobina glicata e il rapporto vita-fianchi. Questi indicatori, considerati nell’insieme, fornivano un indice di carico allostatico del soggetto.

Il risultato principale dello studio indicava che la relazione tra le esperienze di vita avverse vissute in infanzia e adolescenza e quelle vissute in età adulta non era semplicemente di tipo additivo. Detto in altre parole, il ruolo delle esperienze negative precoci era molto più cruciale, risultando in un potenziamento della risposta allo stress durante le vicende negative vissute in età adulta. Infatti la disregolazione fisiologica (carico allostatico) associata con le esperienze avverse in età adulta era maggiore nei soggetti che riportavano due o più esperienze avverse in infanzia o adolescenza. Essere esposti a vicende di vita stressanti durante l’infanzia determinerebbe quindi una maggiore vulnerabilità alle fonti di stress.

Considerando singolarmente i parametri fisiologici, i principali effetti delle esperienze negative infantili erano a livello dell’attività infiammatoria, del livello di glucosio nel sangue e dell’adiposità addominale. Tuttavia, l’effetto di potenziamento dello stress infantile era significativo soltanto nei partecipanti di sesso maschile. Non è ancora chiaro se ciò dipenda dalle caratteristiche del campione dello studio o se si tratti effettivamente di una differente risposta di stress da parte degli uomini.

Ma quali esperienze infantili influenzano maggiormente la disregolazione fisiologica adulta? In base ai risultati dello studio, le relazioni familiari negative, soprattutto se associate a difficoltà economiche, erano le tipologie di stress maggiormente dannose. Al contrario, il disagio economico vissuto però in un contesto familiare positivo risultava un fattore di protezione e immunizzazione contro le avversità vissute in età adulta. È quindi ragionevole ipotizzare che non è tanto lo stress ad essere negativo per il bambino, quanto l’assenza di un sano rapporto con i genitori che lo aiuti a creare un significato costruttivo riguardo all’evento negativo che sta vivendo. Difatti è stato ampiamente dimostrato che le relazioni vissute all’interno della famiglia d’origine sono uno dei più importanti fattori per lo sviluppo psicologico, emotivo, cognitivo e fisico del bambino.

Questi risultati rafforzano quanto già teorizzato riguardo gli effetti dello stress infantile sul cervello del bambino. È stato più volte proposto, infatti, che gli stress vissuti in età di sviluppo abbiano un effetto negativo sulle aree del cervello deputate alla risposta emotiva e al fronteggiamento delle avversità, rendendo il bambino più sensibile agli eventi stressanti e meno capace di fronteggiarli.

Immagine: U.S. Army
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Chi sono

dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna
dott. Andrea Epifani - Psicologo Bologna

Sono psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e dottore di ricerca.

Oltre a lavorare nel mio studio privato a Bologna, sono professore universitario a contratto di "Psicologia clinica" presso l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo".

Le mie aree di intervento riguardano principalmente i vari disturbi d'ansia (attacchi di panico, disturbi ossessivo-compulsivi, fobia sociale...), i disturbi dell'umore e le problematiche relazionali.

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